Mamme che uccidono i propri figli.

piccolo loris

Ieri sera io e mio marito ci siamo imbattuti in uno dei tanti articoli pubblicati dopo la morte del piccolo Loris, molti dei quali scritti per cercare di capire quali condizioni sociali e mentali possano spingere una madre a compiere un gesto tanto innaturale e terrificante, e siamo d’accordo.
In questo articolo però l’autrice, Deborah Dirani, non si è limitata a cercare una spiegazione o a giustificare, come altri hanno fatto, questa donna che ci hanno raccontato essere non voluta, non amata, non capita e disturbata.
In questo articolo la giornalista ci sta dicendo di stare attente, perché “quel pericolo è reale e comune” e potrebbe, in sintesi, capitare ad ognuna di noi.
Ma non solo. La Dirani parla dei figli e della maternità in un modo agghiacciante, come solo una donna che non ha scelto di essere madre, o che madre non lo è affatto, potrebbe fare. Tanto che se fossi il figlio della signora non vorrei mai e poi mai sapere che parole del genere sono uscite dalla mente, e dal cuore, di mia madre.

Riporto l’articolo per intero e, sotto, il commento lasciato da mio marito sul sito dell’Huffington Post.

Non esistono mamme buone e mamme cattive di Deborah Dirani

Le mamme non nascono buone e non nascono mamme. L’errore di fondo sta tutto qui, o almeno sta qui nella società occidentale contemporanea che ha fatto dell’istinto materno una sorta di replica di Immacolata Concezione.

Le mamme non sono sante donne votate per natura a stare dietro ai loro figli: imparano a farlo e nella maggior parte dei casi questo le riempie di una gioia talmente grande da rendere sopportabili la stanchezza e la frustrazione che derivano dal rassegnarsi a diventare per sempre schiave dei loro figli.

Le mamme sono persone e le persone commettono errori incomprensibili ai quali si cerca di dare una spiegazione per mettersi al riparo dalla paura di commetterne uno analogo.

Così finisce che un infanticidio diventa più sopportabile per tutte le mamme del mondo se a commetterlo è stata una donna diversa: una donna piena di problemi. Una malata. Una in cui è impossibile identificarsi, una che è facile tenere mentalmente lontana da sé mentre si stampa il bacio della buonanotte sulla fronte di una diavoletto prepotente coi riccioli e la faccia da putto. Perché i bambini, in fin dei conti, sono gli esseri più inconsapevolmente prepotenti che esistano: sono il centro del loro mondo, è naturale ed è giusto, ma non sempre è sopportabile. La tirannia del bisogno è peggio di quella nordcoreana, le mamme lo sanno, anche se difficilmente accetterebbero di ammetterlo, perché da ogni bisogno che non riescono a soddisfare nasce un senso di colpa devastante.

E la nostra società non le aiuta in alcun modo: sei diventata mamma? Incastrati un’aureola sulla testa e lucidala ogni giorno, ma non chiedere a noi il Sidol. Arrangiati. Del resto se sei mamma dentro di te hai la soluzione ad ogni problema, anche a quel dolore che ti accompagna da sempre, anche a quella rabbia che ti porti dentro fin da quando sei venuta al mondo tu. Ora che sei mamma, anzi, hai l’occasione del tuo riscatto.
Palle.

Palle di una società antropocentrica e maschilista che si scrolla le spalle davanti all’inevitabile peso della genitorialità e ne fa una questione di istinto femminile. Perché quando un padre uccide un figlio è solo un uomo violento, un barbaro osceno ma accettabile. Ci sta, è nel conto delle cose: il maschio ammazza, la donna cura. E se non lo fa è un mostro incomprensibile, inaccettabile.

Questa mamma che sembra essere responsabile della morte di suo figlio, in un paese in cui alla mamma hanno intitolato una canzone struggente e infingarda, non ha trovato un solo tentativo di comprensione. Che è vero che è difficile comprendere quello che non si può controllare, quello che ipoteticamente potrebbe succedere ad ognuna di noi. Non c’è stata comprensione nella narrazione del dolore di questa giovane donna che a 17 anni si è ritrovata costretta in un ruolo che non voleva interpretare. Da sola con un bambino da crescere e un marito assente e una mamma, la sua, che anche oggi a distanza di anni la dipinge come un diavolo con i capelli messi in piega. Chi ha aiutato questa donna a imparare ad amare i suoi figli e il suo sfigatissimo destino? Chi le ha spiegato che i bambini a una certa età inizieranno a sfidare con perizia da cardiochirurgo la tua pazienza, per testare i loro e i tuoi limiti? E chi l’ha aiutata a capire che quella voglia di strozzare suo figlio, dopo l’ennesima sfida che le ha lanciato, è naturale? Perché lo è. Lo è quando si è stanche e i freni inibitori sono abbassati, quando si è sole e non si trova nessuno a cui appoggiarsi, lo è perché le mamme non sono per niente donne con l’aureola della pazienza e della santità.

La differenza tra questa, ancora presunta, infanticida e i miliardi di altre mamme sta nel fatto che lei avrebbe ceduto alla furia animalesca che gli altri miliardi di mamme sanno (per fortuna) controllare. Ma perdonate la sincerità: ostracizzarla, negandole ancora una volta la possibilità di venire accolta, non preserverà nessuna donna del mondo dal pericolo di perdere il controllo di sé e trasformarsi in una mamma che ammazza suo figlio. Perché è difficile da accettare, ma quel pericolo è reale e comune, ed è più facile che si materializzi in una società in cui le donne o sono sante o sono puttane. Comunque non sono mai semplici esseri umani.

Commento di mio marito

Non condivido minimamente l’articolo, in nessuna parte. Prendo spunto dalle sue parole, testuali, per dettagliare qualche esempio del mio profondo disaccordo.
La descrizione del bambino “tipico” è indicativa: “diavoletto prepotente coi riccioli e la faccia da putto. Perché i bambini, in fin dei conti, sono gli esseri più inconsapevolmente prepotenti che esistano: sono il centro del loro mondo, è naturale ed è giusto, ma non sempre è sopportabile. La tirannia del bisogno è peggio di quella nordcoreana…”. E’ così che descrive un bambino? Lo pensa davvero di suo figlio? Io ho una figlia di poco più di un anno e mai mi verrebbe in mente, neanche a livello inconscio, di descriverla in questo modo. Si, ogni tanto piange, anche per sciocchezze. E’ quindi assimilabile alla tirannia nordcoreana, che dà gli oppositori in pasto ai cani?
Oppure, dove scrive “è difficile comprendere quello che non si può controllare, quello che ipoteticamente potrebbe succedere ad ognuna di noi. Non c’è stata comprensione nella narrazione del dolore di questa giovane donna che a 17 anni si è ritrovata costretta in un ruolo che non voleva interpretare”. Non condivido minimamente: non potrebbe succedere ad ognuna di noi. Ok, la violenza è insita in tutti: ma legare con delle fascette il proprio bambino di 8 anni, strangolarlo e poi buttarlo in un canale può succedere solo ai pazzi furiosi o a una persona estremamente violenta e sadica. Non giustifico. Condanno fermamente.
Ed un altro punto è indicativo del suo pensiero: “Palle di una società antropocentrica e maschilista che si scrolla le spalle davanti all’inevitabile peso della genitorialità e ne fa una questione di istinto femminile. Perché quando un padre uccide un figlio è solo un uomo violento, un barbaro osceno ma accettabile. Ci sta, è nel conto delle cose: il maschio ammazza, la donna cura”. Ma di quale società parla? Ogni volta che un padre uccide il proprio figlio, c’è profondo disprezzo e condanna da parte di tutta la società, anche della malavita. Quel padre non potrebbe tornare in società e non potrebbe vivere neanche in un carcere insieme al resto della comunità, fatta da altri maschi. Verrebbe accoppato a mani nude. Perché, non importa se maschio o femmina: uccidere i propri figli è innaturale, non è “comune”. Il patto sociale che viene infranto è alla base del nostro vivere e non è accettabile, MAI.
Poi, sulla famiglia che non si è accorta dell’odio che questa donna covava, che non le è stata vicino, siamo d’accordo. Ma non giustifica la crudele uccisione di un bambino di 8 anni, legato, strangolato e buttato in un canale… Ah, dimenticavo: e poi, dopo averlo ucciso, la signora ha tentato di depistare in ogni modo, di mentire, per nascondersi. E io dovrei pensare che tutte le donne farebbero questo, ma si fermano in tempo? Per favore, siamo seri.

E voi mamme, cosa ne pensate?

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